Psicologia infantile: il richiamo della pozzanghera

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    Psicologia infantile: il richiamo della pozzanghera

    Prendete un bambino e mettetelo di fronte ad una pozzanghera infangata dopo un temporale: cosa farà? Nel 90% dei casi ci salterà dentro tuffandosi allegramente. Il 10% probabilmente è la percentuale di bambini troppo timorosi dei rimproveri dei genitori per lasciarsi andare e seguire i propri istinti naturali. Ma perché i bambini sono così attratti dalle pozzanghere? Secondo gli psicologi durante l’età evolutiva le pozze d’acqua, non importa se sporche, sono per i bambini sinonimo di libertà, ribellione e divertimento.

    Sguazzare nel fango non serve solo a divertirsi ma anche a stimolare tutti e 5 i sensi: l’udito (tra uno splash e l’altro) ma anche il tatto che prende confidenza con la sensazione di umido, la vista, che si perde nei giochi di cerchi concentrici che si formano nello specchio di fango e l’olfatto che respira l’odore di pioggia. Magari cerchiamo di evitare il gusto e facciamo in modo che non assaggino anche il fango! Mentre per i piccolissimi è solo un gioco già a partire dai 5 anni questa esperienza significa anche scoperta. Durante l’età della scuola elementare l’approccio è ancora più scientifico: si cercano piccoli animali nascosti nel loro habitat umido, girini e ranocchie. Resistere al richiamo della natura è impossibile nonostante le grida delle mamme preoccupate di dover fare una lavatrice in più! Ma i bambini devono sporcarsi nel gioco altrimenti che divertimento c’è? Inutile essere troppo apprensive, anzi è addirittura dannoso: troppa pulizia non aiuta lo sviluppo delle difese immunitarie e quindi rende l’organismo dei bambini più debole e cagionevole.