Il matrimonio delle ragazze indiane che le salva dalla prostituzione

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    Il matrimonio delle ragazze indiane che le salva dalla prostituzione

    Il matrimonio per alcune ragazze indiane giovanissime può rappresentare l’ancora di salvezza dalla prostituzione e dallo sfruttamento, almeno se si è avuta la sfortuna di nascere nel villaggio di Wadia, nello stato di Gujarat, tristemente noto come il villaggio delle prostitute.

    Questo villaggio si trova nell’India occidentale, circa 120 chilometri a nord di Ahmenabad, qui le donne – le madri e le figlie, finché non diventano a loro volta madri, e via dicendo – quasi per un meccanismo automatico, fin da piccole, vengono risucchiate nel giro della prostituzione.

    A volte solo il matrimonio di queste ragazze indiane, giovanissime, in molti casi ancora bambine, può salvarle dalla piaga alla quale per nascita sembrano essere condannate.

    Domenica scorsa, a Wadia più di tremila persone hanno partecipato a un evento insolito e molto importante per la comunità: il matrimonio di otto ragazze del paese – tutte figlie di prostitute – con ragazzi del Saurashtra e del Rajasthan.

    Un matrimonio che ha voluto rappresentare una festa che va al dì là dei festeggiamenti nuziali tradizionali, ma per le implicazioni che si porta dietro di affrancamento di queste ragazze dal giogo della prostituzione.

    I matrimoni sono stati organizzati dall’associazione no profit Vicharta Samuday Samarthan Manch (VJSSM), che lavora per i diritti delle comunità nomadi indiane, e sono il modo migliore per salvare le giovani ragazze dal diventare a loro volta delle prostitute. Raju Param di VJSSM ha spiegato che ‘a Wadia se una donna si sposa o si fidanza non può essere obbligata dagli abitanti a prostituirsi. Di fatto abbiamo protetto le ragazzine‘.