Alzheimer: diagnosi precoce grazie ad un test del sangue

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    Alzheimer: diagnosi precoce grazie ad un test del sangue

    Per la malattia di Alzheimer potrebbe essere presto disponibile un test di diagnosi precoce basato su una semplice analisi del sangue, sviluppato a livello sperimentale dai ricercatori dello University of Texas Southwestern Medical Center. Questa tecnologia potrebbe essere utilizzata anche nello sviluppo di anticorpi per un’ampia gamma di patologie e disturbi difficili da diagnosticare, tra cui il Parkinson e le malattie autoimmunitarie come la sclerosi multipla e il lupus.

    Nuove speranze per curare l’Alzheimer in tempo, prima che i sintomi di questa tremenda malattia si manifestano, potrebbe essere affidate ad uno nuovo strumento di diagnosi precoce messo appunto dai ricercatori dell’Univerità del Texas, un semplice prelievo del sangue che individua in maniera precoce la malattia.

    Le cause dell’Alzheimer questa malattia che conduce ad un declino progressivo delle facoltà mentali provocando nel tempo gravi handicap all’individuo, non sono ancora note cosi come la prevenzione si basa fino ad ora su test psicometrici, accertamenti strumentali ed esclusione di altre patologie.

    È un dato di fatto che i soggetti affetti da Alzheimer mostrano un’attivazione del sistema immunitario e un processo di neurodegenerazione in molteplici regioni cerebrali. Da ciò i ricercatori della UT Southwestern hanno ipotizzato l’esistenza, nel sangue dei pazienti, di numerosi anticorpi specifici che potenzialmente fungono da biomarcatori. Grazie a questo sistema, nella fase sperimentale i soggetti affetti dalla malattia sono stati individuati con un’accuratezza del 90%.

    Una delle maggiori difficoltà nel trattamento della patologia è dovuta al fatto che quando si manifestano i sintomi è già troppo tardi – ha dichiarato Dwight German, professore di psichiatria e autore dell’articolo di resoconto apparso sulla rivista Cell – Se si riuscissero a trovare metodi per rilevare la patologia nei primi stadi prima che inizi il deficit cognitivo, potremmo essere in grado di fermarla sviluppando nuove strategie di trattamento.